The Walking Dead ( The Ones who Live) - 2024

 


Creatore: Scott M. Gimple

Interpreti: Andrew Lincoln e Danai Gurira

The Walking Dead: The Ones Who Live è una miniserie, sesto spin-off del franchise The Walking Dead, nonché terzo sequel ufficiale, che riporta in scena Andrew Lincoln e Danai Gurira nei ruoli iconici di Rick Grimes e Michonne.

La storia ruota attorno al loro ricongiungimento, anni dopo la presunta morte di Rick. Separati dalla potente CRM (Civica Repubblica Militare), i due cercano di ritrovarsi in un mondo profondamente cambiato, affrontando minacce che non arrivano solo dai morti, ma soprattutto dai vivi.

La miniserie parte bene. Anzi, molto bene. Riesce a restituire allo spettatore quell’alchimia tra i personaggi che nelle ultime, stancanti stagioni della serie madre si era progressivamente dissolta. Rivedere Rick e Michonne insieme funziona, e funziona perché Lincoln e Gurira hanno ancora una chimica potente, con Gurira che spesso riesce persino a rubare la scena.

Peccato che, già dalle prime puntate, emergano alcune crepe difficili da ignorare. Le motivazioni dei protagonisti risultano spesso fragili: lasciare due figli in un mondo infestato dagli zombie per inseguire un ricongiungimento romantico? Oppure temere di scappare dalla Repubblica Militare perché “verrebbero a cercarti e sterminerebbero la tua famiglia”… come? dove? perché? Sono interrogativi che la serie solleva, ma non si prende mai davvero la briga di affrontare.

Tolte queste incongruenze — ormai quasi un marchio di fabbrica del franchise — le prime puntate scorrono via con un buon ritmo. Il problema arriva dopo. Proprio come accadeva nella serie madre, il soggetto iniziale si sgonfia e lascia spazio a una parte centrale che dovrebbe alzare la posta in gioco… ma finisce per diventare un enorme punto interrogativo.

Finalmente si può scappare? No. Perché? Perché vogliamo distruggere il CRM. Da soli. Senza un piano credibile. E i figli lasciati a casa? Dettagli.

Il finale poi riesce nell’impresa di superarsi. In dieci minuti, con una soluzione che definire “alla Bugs Bunny” è quasi un complimento, i protagonisti annientano un esercito, eliminano il villain di turno (caratterizzato più dai capelli improbabili che da una reale profondità), sfuggono a orde di zombie, trovano il tempo di baciarsi, liberano la Repubblica… ma chi te l’ha chiesto?

E soprattutto: era davvero questo il punto?

Il rientro a casa, dai due figli praticamente dimenticati per tutta la stagione, dovrebbe essere il momento emotivamente devastante. Invece lascia un senso di vuoto, come se la serie fosse più interessata a chiudere il cerchio in fretta che a dare peso alle conseguenze.

Ed è un peccato. Perché The Walking Dead, fino alla sesta stagione, era stata una ventata d’aria fresca nel panorama televisivo, per me quasi al livello di Lost per impatto culturale e capacità di creare attesa. Poi è subentrata la paura di chiudere. E quando una storia continua per inerzia, spesso finisce per svuotarsi.

Ah, quasi dimenticavo: sì, ci sarebbero anche gli zombie. Ma sembrano comparse nel loro stesso mondo.

 


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